Il contributo interroga lo statuto epistemologico della pedagogia speciale e della didattica nell’orizzonte post-fonocentrico e post-mediale. Il riconoscimento istituzionale della Lingua dei Segni Italiana (Legge 69/2021, art. 34-ter) viene assunto quale caso paradigmatico per rileggere i fondamenti della disciplina. La tesi argomentata individua nella multimodalità, condizione strutturale dei processi di simbolizzazione, un evento epistemologico che impone di ripensare le categorie fondative del linguaggio, della competenza e dell’accesso al sapere. L’argomentazione si radica nella riflessione italiana sullo statuto autonomo della disciplina e nella tradizione che pensa la pedagogia speciale quale scienza dei territori di confine. L’evidenza cognitivo-sociosemiotica sulla LIS documenta l’equipotenzialità delle modalità segnico-visiva e fonico-acustica nei processi simbolici e cognitivi superiori, e si interseca con il dibattito internazionale sulla giustizia epistemica. Ne discende il riposizionamento dell’inclusione epistemica in categoria fondazionale del discorso disciplinare. Il riconoscimento della LIS quale lingua piena restituisce alla pedagogia un oggetto linguaggio finalmente decentrato dal modello orale-uditivo, con conseguenze euristiche dirette per la didattica inclusiva nei contesti scolastici universali.

Pedagogia speciale post-fonocentrica. Il paradigma della Lingua dei Segni Italiana

Oliva P.;Verbicaro M.
2026-01-01

Abstract

Il contributo interroga lo statuto epistemologico della pedagogia speciale e della didattica nell’orizzonte post-fonocentrico e post-mediale. Il riconoscimento istituzionale della Lingua dei Segni Italiana (Legge 69/2021, art. 34-ter) viene assunto quale caso paradigmatico per rileggere i fondamenti della disciplina. La tesi argomentata individua nella multimodalità, condizione strutturale dei processi di simbolizzazione, un evento epistemologico che impone di ripensare le categorie fondative del linguaggio, della competenza e dell’accesso al sapere. L’argomentazione si radica nella riflessione italiana sullo statuto autonomo della disciplina e nella tradizione che pensa la pedagogia speciale quale scienza dei territori di confine. L’evidenza cognitivo-sociosemiotica sulla LIS documenta l’equipotenzialità delle modalità segnico-visiva e fonico-acustica nei processi simbolici e cognitivi superiori, e si interseca con il dibattito internazionale sulla giustizia epistemica. Ne discende il riposizionamento dell’inclusione epistemica in categoria fondazionale del discorso disciplinare. Il riconoscimento della LIS quale lingua piena restituisce alla pedagogia un oggetto linguaggio finalmente decentrato dal modello orale-uditivo, con conseguenze euristiche dirette per la didattica inclusiva nei contesti scolastici universali.
2026
statuto epistemologico; pedagogia speciale; multimodalità; lingua dei segni italiana; inclusione epistemica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12317/122847
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